Delizie estensi
Le Delizie Estensi sono un insieme di 19 ville, casini da
caccia e ritiri estivi situate nel territorio ferrarese e fatte
erigere dalla famiglia degli Este in un periodo che va dalla fine
del '300 a metà del '500. Alcune sono tuttora intatte e in buone
condizioni, alcune sono rovine mentre altre non esistono più. Le
più note sono Schifanoia e Belriguardo. La maggior parte erano collegate
all'allora capitale Fe rrara per mezzo di canali e vie d'acqua.
L'Abbazia di Pomposa (Codigoro)
Capolavoro dell'arte romanica e bizantina, l'abbazia si annuncia
in lontananza con il suo svettante campanile, "faro" nel mare verde
che lo circonda. La chiesa fu fondata nel secolo VI e dalla metà
del secolo IX iniziò a formarsi la prima comunità monastica benedettina,
che raggiunse il suo massimo splendore dopo l'anno Mille, quando
la giurisdizione spirituale e politica dell'abate si estese su tutte
le località circostanti. Vero e proprio faro di cultura, Pomposa
possedeva una delle più vaste biblioteche del tempo e fra i personaggi
che la resero illustre si ricordano il santo Guido degli Strambiati
e il monaco Guido da Pomposa (erroneamente detto Guido d'Arezzo),
inventore della moderna trascrizione musicale. Davanti all'Abbazia
si trova il Palazzo della Ragione, dove l'abate amministrava la
giustizia nei suoi feudi: un edificio con funzione non religiosa
e per questo già in origine staccato dagli altri.
Santuario della Beata Vergine della Celletta (Argenta)
Progettato nel 1490, venne trasformato in santuario nel 1607
per opera di Marco Nicolò Balestri e Gian Battista Aleotti.Il tempio
è a pianta ellittica, con tre ingressi; all'interno otto colonne
delimitano le nicchie degli altari e gli accessi. L'altare principale
è ornato da un'ancona di marmo con al centro un'immagine dell'Assunzione
al Cielo di Maria, attribuita all'Aleotti. La chiesa accoglie le
spoglie del Balestri e dell'Aleotti.
Santuario di Santa Maria in Aula Regia (COMACCHIO )
Il santuario è dedicato alla veneratissima immagine di Santa
Maria in Aula Regia. La presenza di questo edificio religioso viene
attestata nel X secolo quando già il monastero vantava un ruolo
importante. Nel XVI secolo fanno il loro ingresso i padri cappuccini,
voluti dal

duca
Alfonso II d'Este. Nel 1619 ha luogo l'incoronazione ufficiale della
statua della Beata Vergine. L'attuale edificio risale al 1665, mentre
la facciata neoclassica fu fatta costruire nel 1888. L'interno,
ad un'unica navata, è coperto con volte a crociera, l'abside, a
forma rettangolare con volta, comprende l'ancona in legno dipinto
che ospita la statua chiamata un tempo Madonna del popolo, opera
tardorinascimentale dell'arte ferrarese. Adiacente al santuario
si trova il Museo Mariano di Arte Sacra Contemporanea, fondato nel
1978 per documentare la presenza del "sacro" nell'arte contemporanea.
Accanto a stampe antiche sono esposte opere di Remo Brindisi, Aldo
Bergonzoni e Arnaldo Pomodoro.
Monastero del Corpus Domini (FERRARA )
Il monastero si trova nella città antica, al centro di un
dedalo di viuzze, in una zona, nel medioevo, fra le più eleganti
di Ferrara, a pochi passi dalla via di San Francesco e dal palazzo
che gli Estensi possedevano su quella strada. Fondato nel 1406 e
approvato nella regola di Santa Chiara nel 1431, il monastero deve
la sua fama alla figura di Santa Caterina Vegri, damigella di nobili
origini che abbandonò i lussi della corte, presso la quale viveva,
per ritirarsi in vita religiosa. Mistica e scrittrice, ella visse
qui fino al 1456 e fu dichiarata Santa nel 1712, in virtù di un
miracolo legato alla cottura di pagnottelle. La facciata in cotto,
è rivolta su via Campofranco e conserva gli elementi decorativi
originali, come il portale gotico sormontato da un piccolo rosone.
All'interno si trovano la chiesetta pubblica e la sala del Coro
dove sono sepolti personaggi famosi della famiglia d'Este: Ercole
II, Eleonora d'Aragona, Alfonso I e la sua seconda moglie, la celebre
Lucrezia Borgia, Alfonso II, ultimo duca. Inoltre Eleonora, figlia
di Alfonso I, e Lucrezia, figlia di Ercole II, monache in questo
luogo. In fondo al coro, sotto una piccola lapide, sono stati raccolti
i resti di molti altri Estensi, provenienti dalla scomparsa chiesa
di Santa Maria degli Angeli.
Monastero di Sant'Antonio in Polesine (FERRARA )
Situato nel cuore della città medievale, il monastero conserva
intatti il senso di isolamento e la tranquillità dei primi anni
della sua esistenza, quando si trovava su di un'isola in mezzo al
Po. Fondato da Beatrice, figlia del marchese Azzo VII d'Este, divenuta
poi beata, fu fin da principio protetto dagli Estensi, che non lesinarono
denaro per il suo abbellimento. Nel periodo del suo massimo splendore,
la comunità benedettina si era talmente ingrandita da occupare numerosi
edifici adiacenti. Ora le monache vivono nell'ala più antica ed
interessante del complesso. Nel cortiletto d'ingresso,

dove
si affaccia la chiesetta, si trova un albero da fiore di origine
orientale, comunemente chiamato "ciliegio giapponese" che ogni anno
ad aprile si copre interamente di infiorescenze rosa.
Pieve di San Giorgio (ARGENTA )
La Pieve risale al 509 e fu costruita per volere dell'Arcivescovo
Agnello di Ravenna. Attorno ad essa si sviluppò il primo nucleo
abitato di Argenta. Originariamente a tre navate, si presenta oggi
ad aula unica con il tetto a capanna e un piccolo campanile a vela,
poiché le navate laterali sono state progressivamente sommerse dalle
colmate dei fiumi e dall'accumulo dei detriti. Il portale in marmo
è romanico e risale al 1122, riporta ai lati le rappresentazioni
allegoriche delle attività caratteristiche dei mesi dell'anno; nella
lunetta centrale è descritto il martirio di San Giorgio. All'interno
spiccano un altare marmoreo in stile bizantino e resti di affreschi
del XII secolo. I mosaici e i resti archeologici della Pieve sono
riprodotti in copia nell'atrio del Museo delle Valli e conservati
nel Museo Civico di Argenta e nel Museo Arcivescovile di Ravenna.
Basilica Collegiata di San Biagio (CENTO)
E' la chiesa più importante e più antica di Cento. Sorta
probabilmente prima del 1000 come semplice oratorio fu più volte
ampliata e ristrutturata. Il semplice e funzionale aspetto attuale
lo ricevette nel corso del XVIII secolo quando l'architetto bolognese
A. Torreggiani fu incaricato di ricostruire totalmente la chiesa;
la facciata è rimasta purtroppo incompiuta. L'interno a tre navate,
transetto ed ampia abside, è stato realizzato in sobrio stile barocco
rivelando ancora gli influssi rinascimentali, mentre gli stucchi
e le decorazioni marmoree creano un suggestivo effetto scenografico.
Nelle cappelle laterali sono conservate interessanti opere d'arte,
alcune delle quali provenienti dalla vecchia Collegiata.
Cattedrale di Ferrara
La Cattedrale, costruita a partire dal XII sec., porta i
segni di tutte le epoche storiche attraversate dalla città. La grandiosa
facciata, dalla particolarissima struttura a tre cuspidi, fu iniziata
in uno stile romanico ancora prevalente nella parte inferiore. Da
notare il S. Giorgio e le scene del Nuovo Testamento sopra la porta
centrale, opera dello scultore Nicholaus. La parte superiore, di
qualche decennio più tarda, è in stile gotico e presenta un magnifico
Giudizio Universale scolpito da ignoto, sopra la loggia centrale.
Sulla Piazza Trento Trieste si erge l'imponente campanile rinascimentale
in marmo bianco e rosa, opera (incompiuta) attribuita a Leon Battista
Alberti. L'abside in laterizio, il cui

disegno
è appena movimentato dagli archi in cotto e dai capitelli marmorei,
è opera di Biagio Rossetti
Chiesa del Gesu (FERRARA)
Edificata per i Gesuiti nel 1570 su progetto dell'architetto
Alberto Schiatti, la chiesa presenta una facciata semplice e austera
in laterizio, divisa in due parti e con tre portali decorati in
marmo. L'interno in origine ad un'unica navata con sei cappelle
laterali, è stato toccato da molte trasformazioni e distruzioni
ed è quindi privo di pitture parietali. Tra le opere d'arte, di
grande interesse è il gruppo di statue di terracotta del Compianto
sul Cristo Morto di guido Mazzoni e la tomba monumentale di Barbara
d'Austria, moglie di Alfonso I, dietro l'altare.
Chiesa di San Cristoforo alla Certosa (FERRARA)
Alla fine del XV - inizio XVI sec., nel quadro dei grandi
lavori dell'Addizione Erculea, Biagio Rossetti fu incaricato di
costruire una nuova, più imponente chiesa per la comunità monastica
dei Certosini già presenti nel luogo. Il tempio, terminato nel 1551,
si trova al centro di due lunghi portici semicircolari dell'800,
circondato dal verde del vastissimo sagrato e da quello degli alberi
delle mura cittadine, che lo rendono particolarmente suggestivo,
nonostante la mancanza della facciata, che non fu mai realizzata.
L'interno, in attesa di restauro, si presenta spoglio delle opere
d'arte (la maggioranza si trova in Pinacoteca); l'unica navata,
ampia e luminosa con cappelle laterali, sfrutta il gioco delle luci
e conserva l'atmosfera tipicamente rossettiana.
Chiesa di San Francesco (FERRARA)
Si affaccia su un piazzale di notevoli dimensioni. Fondata
dai Francescani fin dagli anni in cui il santo fondatore era in
vita, la comunità ricevette favori e benefici da parte di molte
famiglie influenti e ricche, ed in particolare dagli Estensi. Nel
1494 Biagio Rossetti venne incaricato dal Duca Ercole I di erigere
l'attuale edificio. La facciata in mattoni è scandita da lesene
di marmo al primo ordine, e di cotto e laterizio al secondo, raccordato
all'inferiore da volute laterali molto ampie, frutto dei rifacimenti
effettuati dopo il terremoto del 1570. Anche la fiancata, come in
molte chiese di Rossetti, è molto importante: essa costeggia l'antica
via di San Francesco (oggi Voltapaletto - Savonarola - Cisterna
del Follo), ed è decorata con paraste in cotto che segnalano la
posizione dei muri delle cappelle.
Chiesa di San Giorgio (FERRARA)
Si tratta del tempio di origini più antiche di tutta la città.
Già nel VII sec. d.C. svolgeva la funzione di cattedrale, che le
sarebbe stata tolta solo nel XII sec. Il marchese Nicolò III d'Este
la affidò ai monaci Olivetani, presenti ancora oggi, e nel XV sec.
l'intero complesso fu rimaneggiato per adattarlo alle esigenze conventuali.
Principale artefice dei lavori fu Biagio Rossetti al quale si deve
la torre campanaria, costituita da quattro parallelepipedi in laterizio,
rafforzati agli angoli da paraste e divisi da fasce decorative in
cotto. A sinistra della chiesa, si trova l'entrata al chiostro abbellito
al centro da un grande pozzo in marmo con stemma olivetano.
Chiesa
dei Ss. Pietro e Giacomo (MASSAFISCAGLIA)
Fu costruita nella seconda metà del Settecento sui resti
di una pieve del XII - XIII secolo. La facciata, molto austera,
è fiancheggiata dalla torre campanaria in stile romanico lombardo
dell'antica pieve. L'interno è diviso in tre navate con dodici cappelle
laterali. Tra le opere d'arte spiccano alcuni dipinti di scuola
ferrarese e un crocifisso in legno del XVII secolo. Nel presbiterio
si trova un coro del 1774 sovrastato da un grande quadro che rappresenta
S. Pietro in cattedra.
Pieve di San Vito (OSTELLATO)
La chiesa, dedicata ai S.S. Vito, Modesto e Crescenzio, risale
al 1027 ma fu costruita sui resti di un'edificio più antico. Rappresentò
nei secoli XII-XIV una delle Pievi della Diocesi di Ravenna. Il
campanile, più tardo, è datato 1228. Nel XVII secolo fu profondamente
modificata ma, tra il 1925 e il 1927, fu riscoperta la vecchia chiesa
romanica e ripristinato il suo assetto originario, pur innalzando
la navata centrale. La basilica si snoda in tre navate separate
da arcate a tutto sesto, con relative absidi e conserva la sua tipica
struttura romanica, caratterizzata da altare soprelevato, preceduto
da gradinata, sotto il quale è presente una cripta. La Pieve rappresenta
uno dei pochi esempi di architettura romanica ancora esistenti sul
territorio.
Chiesa parrocchiale (SANT'AGOSTINO )
La parrocchia, che risale al secolo XVI, fu gravemente danneggiata
durante una rotta disastrosa del canale della Panfilia nel 1763.
Si rese perciò necessaria una ricostruzione: il conte Corrado Ariosti
di Bologna ne fece gettare le fondamenta, ma poi la costruzione
si fermò fino ai primi anni del XIX secolo, quando la chiesa fu
terminata in uno stile neoclassico molto sobrio. Nel 1831 fu elevato
il campanile.
Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo (VIGARANO MAINARDA)
La parrocchia è di origine antichissima (è citata in un documento
del 1143) ma l'edificio originario fu ricostruito nel XVI secolo
e ristrutturato in stile barocco nel 1776 su progetto dell'architetto
Antonio Foschini. La facciata di mattoni a vista è invece dell'architetto
Baseggio ed è a due ordini terminanti in un timpano: nelle nicchie
vi sono le statue in tufo dei SS. Pietro e Paolo e della Madonna.
All'interno, sono custodite una pala del Bastianino, una statua
in cotto seicentesca di S. Antonio Abate e un bel coro con stalli
in noce, le cui incisioni ricordano i nomi dei sette villaggi anticamente
appartenenti al vicariato.
Chiesa Parrocchiale di San Leo (VOGHIERA)
L'antica chiesa di Santo Stefano in Vicoaventino fu sede
della prima diocesi ferrarese; si succedettero qui una ventina di
vescovi dal 330 fino agli ultimi decenni del VII secolo, epoca in
cui la sede vescovile fu trasferita a Ferrara.

La
chiesa di Voghenza fu distrutta durante la seconda guerra mondiale
e, oggi ricostruita, è dedicata a San Leo, il Santo taumaturgo del
Montefeltro. Narra la leggenda che il 14 febbraio 1016 l'imperatore
Enrico II dovette lasciare qui a Voghenza il sarcofago che custodiva
le spoglie del Santo e che originariamente doveva essere trasportato
fino a Spira, in Germania; l'imperatore aveva ottenuto tali reliquie
dal Papa, in cambio della sconfitta inflitta ai greci e ai saraceni
nelle vicinanze di Roma. Più verosimilmente il sarcofago con le
reliquie, tuttora custodito all'interno della chiesa, rimase qui
durante uno dei viaggi che, nell'Alto Medioevo, si facevano compiere
alle reliquie sacre, trasportate per i villaggi e le città colpite
da calamità naturali o da pestilenze. La chiesa contiene anche il
coperchio di un altro sarcofago, del XII vescovo di Voghenza, Mauricino
(VI secolo).
Le mura(Ferrara)
Una rossa cortina di mattoni che si staglia contro il verde
intenso dei terrapieni alberati: le Mura di Ferrara circondano il
centro storico per nove chilometri pressoché ininterrotti, costituendo
uno dei sistemi difensivi antichi più imponenti del Medioevo e del
Rinascimento. Studiate anche dal grande Michelangelo, vi si riconoscono
tutte le tecniche di difesa del '400 e del '500: porte storiche,
baluardi, torrioni, fuciliere e cannoniere. Il tempo ha trasformato
queste mura in un luogo di incontro, di sport e di svago, dove ci
si può rilassare come in un grande tranquillo giardino, con percorsi
ciclabili e pedonali che, dall'alto dei terrapieni, permettono di
godere da un lato la veduta della campagna fino al Po e dall'altro
il panorama dei campanili delle chiese e delle torri del Castello
Estense. A nord si individuano le fortificazioni dell'Addizione
Erculea elevate in gran parte tra il 1493 e il 1505, contraddistinte
da torrioni a pianta semicircolare e dal lungo "cammino di ronda"
delle sentinelle. Da segnalare la Porta degli Angeli, da cui uscì
il corteo dell'ultimo duca Cesare d'Este nel 1598. Ad oriente si
snoda il tratto di mura concepito da Alfonso I tra il 1512 e il
1518, mentre a sud dalla cortina si staccano quattro imponenti baluardi
ad "asso di picche"da Alfonso II fra il 1575 e il 1585.
Castello Estense di Ferrera
Nel 1385 una pericolosa rivolta convinse Niccolò II d'Este
della necessità di erigere una poderosa difesa per sé e la

sua
famiglia: sorse così il Castello di San Michele, fortezza eretta
contro il popolo. A quel periodo lontano risalgono la massiccia
imponenza, il fossato, i ponti levatoi, le torri. Un passaggio coperto,
ancora esistente, univa l'edificio militare al palazzo dei marchesi
(oggi Palazzo Municipale). Passarono i secoli e i pericoli di sommosse
cessarono. Allora il castello divenne la magnifica residenza della
corte e fu arricchito dalle altane sopra le torri, dai balconi di
marmo, dal cortile di linee cinquecentesche (allora completamente
affrescato) e dai fastosi appartamenti.
Castello (POGGIO RENATICO )
Fu edificato dalla famiglia Lambertini in due momenti, nel
1475 e nel 1681. Dissoltosi il potere di questo nobile casato bolognese,
il castello fu venduto alla Comunità del Poggio e oggi è sede del
Municipio. Lo stile gotico originario è stato rimaneggiato molte
volte: già nel 1475 è stato in pratica ricostruito e così anche
nel Seicento, nell'Ottocento e nel dopoguerra. Alla fine dell'Ottocento
una nuova ala di otto metri fu aggiunta nel lato nord per completare
la facciata che era asimmetrica rispetto alla torre centrale. Le
alluvioni degli anni '50 provocarono danni ingenti proprio a quest'ala,
che fu perciò ricostruita dal Comune.